Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia

Sezione di Milano

Riproduzione dell’esemplare originale dello scudetto
metallico disegnato e scolpito
dal Serg. Magg. Istr. Parac. Ermanno Formenti e
da lui donato al Comandante Edoardo Sala nel 1955, simbolo nel Nucleo
"Rgt. Folgore dell’ANPd’I di Milano"
REGGIMENTO ARDITO
PARACADUTISTI
“FOLGORE” – R.S.I.
Al “tutti a casa” di quel tragico 8 settembre 1943 si
ribellarono solo pochi reparti per merito indiscusso di Comandanti che seppero
valutare immediatamente la situazione e agire di conseguenza, veri soldati
dell’onore che vollero anteporre ai loro interessi più evidenti quelli più
elevati della Nazione, degli Italiani tutti, del prestigio e dell’onore delle
armi italiane.
Questi
reparti furono, fra gli altri: in Sardegna il 12° Btg. paracadutisti “Nembo”
del Magg. Mario Rizzatti ed in Calabria il 3° Btg. “Nembo” del Cap. Edoardo
Sala.
Motivazione della ribellione di
Rizzatti: “il suo onore di soldato e di uomo non gli permetteva di deporre
le armi e di stare ad attendere il nemico che aveva combattuto durante tutta la
guerra ed inoltre perché nessuno potesse dire che gli italiani erano tutti
vigliacchi”.
Cadrà in combattimento nella
difesa di Roma nel giugno 1944, Medaglia d’oro al V.M.
Il
Cap. Sala alle ore 22 del 9 settembre lasciava al suo superiore, Magg. Massimino,
questo messaggio: “…il nemico non deve avere le nostre armi e noi le
portiamo in salvo perché alla Patria possono ancora servire e la nostra fede e
la nostra vita anche. “Per l’onore d’Italia.”
L’ultima
frase, riportata poi su una fascia nera cucita sulla manica dei Suoi ragazzi,
assurgerà poi a simbolo collettivo di fede per tutte le FF.AA. della R.S.I.
Queste
le origini del Reggimento.
Con migliaia di giovani e giovanissimi volontari e
militari di altre armi affluiti al centro raccolta di Tradate fino alla fine
del conflitto, esso combatterà valorosamente ad Anzio e Nettuno, alla difesa di
Roma e sulle Alpi Occidentali.
Si arrenderà onorevolmente alle
forze americane solo il 6 maggio 1945,a St. Vincent (Aosta).
Per
brevità si riportano qui due soli particolari giudizi sul Reggimento Folgore
che ne compendiano un po’ lo spirito, l’essenza.
Nella
fase dibattimentale del processo di Torino del 1947 a carico del Comandante
Sala il PM in aula aveva dovuto riconoscere quel reggimento come “un corpo
di volontari, scelti, sicuri, animati di sincero amor di Patria, disciplinati
…il reparto più fiero e disciplinato della R.S.I.”. Una simile
ammissione in un processo (?) del 1947, quando i giudici dovevano condannare
comunque, pena la loro incolumità personale!
Dal diario del Cap.
Massimo Ghelardi, internato nel campo di concentramento di Coltano, non
paracadutista: “Tra tutte le specie di prigionieri che affollano il campo, la
mia decisa preferenza va ai paracadutisti del “Folgore”. Gli ufficiali sono
tutti soldati di primissimo ordine che
tra gli atri meriti sono riusciti a forgiare dei ragazzi che, in fatto di
disciplina, di entusiasmo, si spirito di corpo e di sacrificio destano
l’ammirazione di chiunque li avvicini, li osservi e ci parli”.
Il Reggimento
“Folgore” si identifica nella figura del suo Comandante, succeduto al Magg.
Rizzatti quando cadde in combattimento il 4 giugno 1944 a Castel Decima, ossia
il
COMANDANTE
EDOARDO SALA

Guerra di Spagna 1937-1939 Tarquinia 1941

Tessera n°5
del 1° Rgt.
Nella guerra di
Spagna: 2 volte ferito, Croce di
Guerra, medaglia d’argento e medaglia di bronzo, croce di guerra spagnola.
Alla difesa di
Roma: medaglia d’argento e Croce di Ferro Germanica. Questo
il suo medagliere.
Non è facile in
questa sede tracciare un esauriente profilo del mitico Comandante Sala. Fra gli
innumerevoli scritti apparsi su tutti i giornali “nostri” per la sua morte
(1998) stralciamo le parole di Aldo Giorleo, suo paracadutista e Direttore del
“Secolo d’Italia” :
“Addio,
Comandante Sala, la comare secca, come tu romanticamente chiamavi al morte, è
venuta a trovarti e tu ti ricongiungi a Rizzatti, a Ortelli, a Botola, a
Capozzo, ai ragazzi. Serrate le fila, il Reggimento si va ricomponendo e noi siamo
qui, attoniti, a salutarti per l’ultima volta. A ricordare il tuo grande amore
per la Patria , li tuo coraggio, le tue capacità di capo. A Castel di Decima,
caduto Rizzatti, il “Folgore” stava per essere travolto, ma tu riuscisti a
capovolgere la situazione e a infliggere un duro colpo all’arroganza
britannica. Avevi soltanto 32 anni e un passato di combattente più volte ferito
e pluridecorato e per noi diciottenni eri un esempio da imitare, una sorta di
mito.
Si può pensare
che un Comandante dei parà valoroso in guerra debba essere un duro, un Rambo
poco incline ai sentimenti. Niente di più falso. Edoardo Sala era un uomo
dall’animo gentile, di raffinata cultura, un artista, un poeta, capace di
commuoversi dinnanzi a un tramonto, di rischiare la vita per salvare un
animaletto ferito. Ma era anche un uomo dai principi irremovibili, dal
carattere fiero. Lo si vede quando, da vinto, seppe imporsi ai vincitori, i
quali non poterono nascondere la loro ammirazione per quel giovane Maggiore che
anteponeva la sicurezza dei suoi ragazzi e l’onore del reggimento a ogni
personale interesse. “Rispondo io per i miei soldati” disse a color che lo
giudicavano, gnomi al cospetto d’un gigante con sul petto i nastrini azzurri
del valore, accusato di “eccesso di senso dell’onore”:
Addio, dunque,
Comandante. Il reggimento si va ricomponendo, tra non molto saremo di nuovo
tutti in riga, ai tuoi ordini. E vogliamo sperare che siano ancora dei giovani
che, qualche volta, si ricordino di noi”.

Alpi Occidentali 1945
Scrisse anni fa il
Comandante ad uno dei Suoi ragazzi:
“…trovo nei tuoi
pensieri il calore dei sentimenti di mezzo secolo fa ed ancora di più mi appare
oggi segnata con un “gene” straordinario quella schiera di giovani che lasciò
il “branco” sommerso e partì verso l’ignoto spinta da un istinto atavico più
forte dell’istinto di conservazione. Forse siamo arrivati in pochi al di là
dello stagno che si stendeva davanti a noi anche dopo la battaglia, ma bastano
pochi esemplari perché la mutazione salvi la specie”.
A cura dei Reduci sono state stampate le opere seguenti:
“I ferri di Sala”, un catalogo delle composizioni in ferro del
Comandante.
“Edoardo Sala Poesie”, raccolta di poesie di guerra e reticolati, del carcere, per la
moglie, per la Sua città, colloqui, citazioni.
“1944-1999 per non dimenticare“, monografia sul Sacrario
militare di Tradate ed il Famedio militare del Verano di Roma che, oltre ad
esaurienti dati ed informazioni su tutti i Caduti ivi tumulati, riporta
anche scritti e discorsi di Comandanti, schede individuali, riproduzioni
cartografiche, tabulati, statistiche, ecc.

Tessera A.N.P.d'I. del Nucleo
Lanci a Venegono, aprile 44

![]()